Specchio, maledetto io ti odio. Odio quel tuo modo di imitarmi, di scimmiottarmi, fai sempre le cose solo perché le faccio io, mai che avessi un’iniziativa tua, mai una volontà, un desiderio. Ora stai mangiando pure la mia stessa colazione. Che ti vada di traverso. A volte mi è parso di intravedere un bagliore di originalità, ma niente, era solo un riflesso. Vorrei tanto sapere cosa pensi davvero, invece di limitarti distrattamente a compiacermi, a dirmi quello che mi va di sentirmi dire e mai una parola di più. Che vuoi che mi importi quando te ne esci che sembro simpatica, suona tutto così piatto e superficiale detto da te. Sarebbe più d’effetto contraddirmi quando sono dura con me, invece no, in quel caso ci metti il carico, con il tuo odioso e silenzioso assenso. Certo che a volte come descrivi le cose tu, con quel modo un po’ naif, un modo così reale e al tempo stesso capovolto, beh, io mi ci incanto. Maledetto, che tu possa frantumarti in mille pezzi. Che poi tanto alla fine lo so che non ci resisto, li raccolgo tutti i tuoi pezzetti e li metto da parte, come la gazza ladra, che non sa mica distinguere tra le monete e gli specchietti. Lo so perché l’ho visto ai giardini pubblici quand’ero piccola.
Specchio, maledetto io ti odio. Odio quel tuo modo di imitarmi, di scimmiottarmi, fai sempre le cose solo perché le faccio io, mai che avessi un’iniziativa tua, mai una volontà, un desiderio. Ora stai mangiando pure la mia stessa colazione. Che ti vada di traverso. A volte mi è parso di intravedere un bagliore di originalità, ma niente, era solo un riflesso. Vorrei tanto sapere cosa pensi davvero, invece di limitarti distrattamente a compiacermi, a dirmi quello che mi va di sentirmi dire e mai una parola di più. Che vuoi che mi importi quando te ne esci che sembro simpatica, suona tutto così piatto e superficiale detto da te. Sarebbe più d’effetto contraddirmi quando sono dura con me, invece no, in quel caso ci metti il carico, con il tuo odioso e silenzioso assenso. Certo che a volte come descrivi le cose tu, con quel modo un po’ naif, un modo così reale e al tempo stesso capovolto, beh, io mi ci incanto. Maledetto, che tu possa frantumarti in mille pezzi. Che poi tanto alla fine lo so che non ci resisto, li raccolgo tutti i tuoi pezzetti e li metto da parte, come la gazza ladra, che non sa mica distinguere tra le monete e gli specchietti. Lo so perché l’ho visto ai giardini pubblici quand’ero piccola.