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09/11/2004

grandi occasioni

Ieri facendo due passi mi sono imbattuta in un mercatino. Mi sono subito diretta al baracchino delle Grandi Occasioni. Dopo aver fatto un po’ a gomitate tra la folla accalcata, sono riuscita a stabilire un contatto visivo con la merce. Tutti si aspettavano di trovare, come si suole in questi casi, dei prezzi stracciati. Invece gli oggetti presentavano delle targhette perfettamente integre con su scritti dei prezzi di tutto rispetto. Mentre il venditore spiegava agli sprovveduti avventori quello che io sapevo da sempre (cioè che non si trattava di occasioni qualunque, ma di GRANDI OCCASIONI di quelle che ti capitano una volta sola nella vita, che perciò non possono essere svendute), io già puntavo l’oggetto che faceva al caso mio. La clessidra coi numeri.

Le clessidre mi sono sempre piaciute (a chi non piacciono?); è così bello guardarle, inebetiti dai loro granellini sottili che scendono giù in una delicata pioggia rosa, formando splendidi paesaggi desertici (che le palle di vetro con dentro la neve gli fanno un baffo).

Ma la clessidra mi incanta soprattutto per il fatto che anche se la smuovi, la stimoli, la stuzzichi, gli dai colpetti, lei non può in nessun modo andare più veloce di così. Flemmatica e paziente.

Al limite puoi fermarla o rovesciarla ma mai velocizzarla. Non puoi decidere di azzerare tutto e ricominciare da capo. Se vuoi che i granellini stiano da una parte o dall’altra devi aspettare pazientemente che siano passati tutti, a turno, o di qua o di là. Da un certo punto di vista si può dire che è pure educativa… e anche un po’ zen.

Siccome poi ultimamente mi è presa una gran passione per i numeri delle ore e dei minuti, l’oggetto in questione non poteva cascare più a fagiuolo. Mi diverto soprattutto a scovare quei numeri che fanno i simpatici, che si mettono in mostra, perché vogliono farsi notare e non perdersi nella monotonia rassegnata dello scorrere del tempo, quei numerini tutti uguali (00:00) o a due a due (11:22), crescenti in fila (12:34), i numeri multipli (14:28) e i palindromi(15:51). Molto spesso però finisce che sono io che voglio notarli e non loro che vogliono essere notati, e se ne stanno lì beati come se non gliene fregasse niente che io li veda o meno. Ma io so che non è così. Il fatto è che io gli voglio bene a tutti uguale, anche se a una prima impressione possono sembrare un po’ disorganizzati, non riesco ad avere preferenze. Quindi le 23:16 è bello perché , 13:48 perché 1+3 fa 4 e 8 è il doppio di 4 e via dicendo. Oppure ci sono quelli come 18:38 che è bello perché non è altro che un 18:18 che ha invitato un paio di amici a cena. E quando ci sono amici a cena si sa è sempre una festa.

di emiglia | 09/11/2004
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